La trota lacustre: tecniche di pesca da riva


La trota lacustre o trota di lago è un salmonide che popola le acque dei grandi laghi sub-alpini. Nonostante pareri a volte discordi, viene semplicemente considerata un comune ecotipo di trota fario che, vivendo a lungo in limpide acque aperte di estesi bacini, acquisisce particolari caratteristiche morfologiche, tra le quali la tipica livrea bianco-argentea punteggiata di piccole macchioline nere simili a delle “x”. Altre peculiarità (seppur non sistematiche), il capo relativamente piccolo in raffronto al corpo e mascelle tendenzialmente corte ed appuntite, la pinna caudale bilobata.
La vastità dell’ambiente unita alla grande quantità di prede reperibili, permette a queste trote di raggiungere taglie ragguardevoli, con esemplari che possono tranquillamente superare i dieci chilogrammi di peso; in passato venivano catturate enormi lacustri che si aggiravano sui 20-25 kg, si trattava soprattutto di grosse marmorate indigene che vivevano e spaziavano nei laghi e relativi corpi idrici tipici del nord Italia, la scomparsa di tale specie originaria per cause diverse (una delle quali l’ibridazione con salmonidi provenienti da altri luoghi -vedi fario atlantica- introdotti direttamente nei bacini o in fiumi e torrenti ad essi collegati) ha ridimensionato il tutto.
Anche altre specie di trota diverse dalla fario, come iridee di semina od anche marmorate presenti nelle acque correnti del circondario, una volta conquistate le vastità del lago tenderanno gradualmente ad acquisire le tipiche caratteristiche morfologiche e comportamentali della lacustre (schiarimento della livrea ed abitudini pelagiche). Ceppi di provenienza a parte, possiamo più o meno considerare lacustre “doc” una bella trota argentea dal muso aguzzo..       
Questo magnifico pesce, vista appunto la tendenza a muoversi in continuazione alla ricerca di prede, o per convenienza seguendo nelle vastità lacuali i movimenti di grossi branchi di pescetti bentonici come l’alborella, è da sempre preda classica di tecniche di traina dalla barca, molagna e cavedanera in primis, che ne permettono a volte la cattura di ottimi esemplari.
Tuttavia anche pescando da riva a spinning è possibile avere qualche chance, trovandosi in canna una di queste sfuggenti e combattive trote, che una volta allamate si esibiscono in spettacolari salti e capriole. Il vero campo di battaglia di questa caccia mirata rimane sempre il grande lago, sia per suggestività dell’ambiente che per difficoltà; nonostante in Italia settentrionale siano presenti specchi d’acqua minori molti dei quali discretamente popolati da argentei salmonidi, senza contare le risalite e discese in affluenti od emissari, la classica sfida sarà sui grandi bacini pedemontani: Maggiore, Lugano, Orta, Como, Iseo, Idro e Garda. Va subito precisato che le prede insidiabili da riva, sono quasi sempre pesci di taglie mediamente inferiori, con esemplari che difficilmente toccano e superano i 3 kg ma che rappresentano catture di tutto rispetto; visti i tempi e la rarità, una trota di lago da 45-50 cm sul chilo - chilo e mezzo di peso può già essere considerata (anche da chi esce in barca) senza ombra di dubbio una bella soddisfazione.
E’ una pesca che, vista nella maggior parte dei casi la possibilità di collezionare una lunga serie di uscite a vuoto, si può definire amatoriale, ma come già accennato quello che conta è sicuramente la bellezza dei luoghi che ne fanno da cornice, soprattutto durante la stagione fredda i grandi laghi sono immersi in una pittoresca e placida atmosfera. Una pesca dove conta, più che la cattura ad ogni costo, il tempo passato rilassandosi all’aria aperta.
Normalmente, considerato le varie epoche di divieto di pesca leggermente diversificare da zona a zona (durante la fase riproduttiva le trote si avvicinano a riva per depositare, risalendo affluenti o fermandosi nei pressi di spiaggette con ghiaietto pulito), il periodo in cui poter dare la caccia alla lacustre è da inizio inverno a fine primavera; con l’arrivo della stagione estiva ed il conseguente riscaldamento delle acque, i salmonidi si porteranno automaticamente più in profondità alla ricerca di linfe fresche ed ossigenate, risultando nella maggior parte dei casi inavvicinabili da riva, salvo qualche rara ed occasionale cattura, insidiando perlopiù persici a fondo col vivo su qualche fondale a picco. In autunno scatta l’inizio dei divieti di cui sopra, che obbliga dunque il pescatore a concentrare gli sforzi più o meno dall’apertura fino all’incirca metà giugno.
Tecnicamente si tratta di uno spinning medio - leggero, semplice e di vecchio stile: è sufficiente una canna, un gilet e pochi artificiali. E se a spaventare il pescatore sono i probabili cappotti a cui si andrà inevitabilmente incontro, bisogna sempre tener presente che andando a lacustri nei grandi laghi, spesso si può allamare grossi cavedani che talvolta possono arrivare a sfiorare i due chilogrammi di peso..
Per quanto riguarda la canna, un buon attrezzo da 240 - 270 cm ed una capacità di lancio sui 30 gr. è l’ideale (è possibile salire anche sui 40 gr. per proiettare agevolmente gli artificiali più pesanti), da abbinare ad un mulinello di taglia 2500, salendo a 4000 con canne più lunghe e potenti (ma sempre tenendo presente che con un “pacchetto” più leggero si avrà un minor sforzo fisico); se poi si è in possesso della solita 210 da 20 gr. e non si vuole spendere soldi per l’acquisto di un attrezzo specifico, nessuno vieta di andarci a lacustri, anzi!
Il monofilo -inutile dire di ottima qualità- avrà un diametro compreso tra 0,22/0,25. Uno 0,22 è consigliabile usando esche leggere come minnows galleggianti per migliorarne la gittata e, come limite massimo lanciabile, una quindicina di grammi in questo caso senza forzare troppo e rifacendo spesso il nodo; lo 0,25 potrà supportare pesi superiori (per la trota di lago gli artificiali difficilmente salgono oltre i 20/25 gr.) senza contare una maggiore sicurezza in caso di grosse catture. Logicamente con una bobina di scorta si potranno adoperare a seconda delle esigenze due diametri diversi.
Ottimi anche i trecciati (da scegliere con carichi sui 6-7 kg) che, vista la loro minor sezione, allungheranno le distanze di lancio in particolar modo delle esche più pesanti ed aerodinamiche; senza contare, rispetto ad un tradizionale nylon, l’elasticità pressoché nulla, con miglioramento delle ferrate da lontano. Essendo maggiormente visibili in acqua sarà meglio sceglierli in colorazioni neutre come il marrone od il verde scuro, o meglio ancora utilizzando uno spezzone di finale in nylon da un paio di metri, del diametro non inferiore allo 0,25 da collegare alla treccia con nodi specifici per non comprometterne la portata e passare il più agevolmente possibile tra gli anelli della canna.
Gli artificiali da lacustre, gira e rigira, rimangono sempre i soliti: minnows ed ondulanti. Pescando nelle cristalline acque di un grande lago ciò che agli occhi di un predatore assomiglia ad un pesce è sempre una garanzia; non si avranno per forza bisogno di colorazioni particolari, livree naturali tendenti all’argenteo o dorato sono sempre ben catturanti, forme sottili ed allungate a richiamare un’alborella sono il top per la trota di lago.
Tra i pesciolini finti i senza paletta sono senz’altro i più indicati in questa pesca, il peso unito all’aerodinamicità permette a queste esche di raggiungere distanze di lancio nell’ordine dei quaranta - cinquanta metri, determinanti quando si esplorano vasti spazi senza punti di riferimento. Le misure ideali variano tra i 6/10 cm con grammature da circa 8/20 gr.


Filibustieri, Real winner, Bombix e similari, senza contare varie elaborazioni di minnows che, togliendone la palettina ed aggiungendo modellando del piombo sul ventre nel giusto peso nella corretta posizione, renderà all’artificiale il nuoto tipico di un lipless (clicca qui per maggiori info). Generalmente a parità di dimensioni, più un’esca è pesante più il suo movimento risulterà “ingessato”, dovendo quindi meglio animarla con recuperi un poco più vivaci e con frequenti colpetti di canna; in alcuni modelli di senza paletta, arrestandone per pochi istanti il recupero, si potrà sfruttarne lo sfarfallante movimento in caduta.
Altra immancabile tipologia di minnows da lacustre, i classici modelli galleggianti, qui in misure intorno ai 9/11 cm (come il Rapala original da 11 cm silver, dalla forma che tanto lo fa assomigliare ad una grossa alborella, vero capostipite e mattatore di trote e cavedani sui grandi laghi); dal peso mediamente più basso, hanno il pro di un movimento molto plastico e realistico anche a basse andature, e la possibilità di farli nuotare strisciando in superficie dando al predatore l’impressione di trovarsi di fronte ad un pesciolino moribondo. Il contro ovviamente di una scarsa lanciabilità, che li rende praticamente inutilizzabili in presenza di brezza o peggio di vento (a meno che non vengano lanciati in favore dello stesso); per migliorare la lanciabilità di un artificiale, limitando sbandieramenti e piroette in aria dello stesso, la cosa più semplice e veloce è quella di aggiungere del filo di piombo attorcigliandolo sul gambo delle ancorette, badando ovviamente ad ottenere un giusto compromesso per non pregiudicarne il movimento.
Anche i minnows affondanti potranno essere adoperati, purché di tipologie e forme adatte, in generale pesciolini panciuti o muniti di palettoni di profondità potranno essere tranquillamente lasciati a casa.
Altro cavallo di battaglia dello spinning alla lacustre, l’ondulante.
I migliori sono sempre i modelli dalla forma allungata come Abu toby, Moresilda ecc., con pesi variabili tra i 12/20 gr. che consentono di raggiungere ottime distanze di lancio.


Una volta messa insieme l’attrezzatura si può finalmente provare a dare la caccia ad una di queste schive trote argentate. Tralasciando le zone a canneto con tipici fondali molli e sabbiosi, che (con le dovute eccezioni naturalmente) non sono particolarmente frequentate dalle trote di lago, la pesca si concentrerà su tutte quelle sponde morfologicamente “dure” di cui i grandi laghi prealpini sono prevalentemente circondati. Punti da tenere sempre d’occhio sono le foci di affluenti in particolar modo torrenti e riali, moli, imbarcaderi ma anche in zone apparentemente sperdute e prive di punti di riferimento, come nelle bassure di spiaggette ghiaiose od in rive rocciose ed infrascate, è possibile incontrare la lacustre. Tali spot saranno validi e dovranno essere visitati durante tutta la stagione di pesca. Come detto in precedenza, questo salmonide è un pesce spiccatamente schivo e pelagico che preferisce vivere in acque aperte e difficilmente si avvicina alle sponde rifuggendo la presenza dell'uomo; conduce un’esistenza prevalentemente erratica vagando in continuazione alla ricerca di cibo ed in particolare seguendo -dove ancora presenti- i fitti branchi di alborelle sperduti nelle vastità lacuali. Ragion per cui incrociarla non sarà sempre facile, dovendo in sostanza attendere e sperare che la trota si avvicini alla riva ed incroci la nostra esca, tradotto quindi in una pesca fatta di continui lanci e frequenti spostamenti.
Naturalmente vi sono delle circostanze o periodi in cui la lacustre si verrà a trovare a portata di lancio, aumentando considerevolmente le possibilità di cattura. Tipico la presenza di minutaglia, come durante la classica frega primaverile delle alborelle, in cui i mazzi di pescetti in frenetica attività nel sottosponda attirano da centro lago le lacustri che spesso, in gruppi anche piuttosto numerosi, compiono continue incursioni provocando le tipiche argentee “fontanelle” di pesciolini che cercano di mettersi in salvo fuori dall’acqua.
Se dunque la stagione primaverile in concomitanza di tale evento, che solitamente dura all’incirca tre - quattro settimane tra aprile e giugno ed ormai circoscritto in pochissime zone del lago privilegiate (che sarà d’obbligo conoscere tempestivamente), può essere considerato senza ombra di dubbio il momento d’oro per la pesca da riva alla trota lacustre, bisognerà comunque tenere presente che anche durante la stagione fredda, qualora fossero presenti branchi di piccoli pesci, tali spot (più frequente nei pressi di moli, imbarcaderi o zone riparate in centri abitati) dovranno essere tenute d’occhio seriamente.
A volte capita invece di imbattersi, soprattutto in inverno ed in apparente assenza di vivo, in esemplari di salmonidi isolati che si aggirano nel sottoriva permanendo nella stessa zona per diverso tempo, una volta individuata una trota solitaria (classico un inseguimento negli ultimi metri) sarà opportuno provare a ripassare in loco più volte, non è detto che falliti i primi tentativi gli altri non vadano a buon fine.
Oltre alle classiche cacciate con pesciolini che fuggono terrorizzati fuori dall’acqua, un altro indizio che può indicare la presenza della lacustre sono le “bollate” circolari a pelo d’acqua, naturalmente da non confondere con quelle di uccelli ittiofagi in immersione.. Importante quindi rimanere concentrati e scrutare la superficie per captare eventuali segnali di un pesce che può apparire dal nulla come un fantasma.
Le abboccate potranno avvenire durante tutto l’arco della giornata, naturalmente pescando al tramonto ma soprattutto alle prime luci dell’alba si avranno migliori possibilità, specialmente con l’avanzare della primavera o in previsione di giornate molto assolate e luminose. In particolar modo durante la stagione invernale nei grandi laghi sub alpini sono presenti delle coste od insenature perennemente o temporaneamente in ombra da tenere a mente. Giornate coperte o con presenza di precipitazioni anche nevose sono di aiuto, ma pure in condizioni teoricamente meno favorevoli non è escluso si possano fare ottime catture. In certi luoghi e periodi poi le trote è assodato abbiano, indipendentemente dal meteo, l’abitudine di avvicinarsi a riva o cacciare (e quindi farsi catturare) sistematicamente in alcuni brevi e precisi momenti della giornata. Ci sono inoltre svariate e particolari condizioni “locali”, come ad esempio il passaggio di un’imbarcazione la cui onda infrangendosi a riva, porta i pesciolini che si celavano magari sotto qualche manufatto, ad uscire allo scoperto a pasturare facendo accorrere da fuori le lacustri che ben sanno della ghiotta opportunità; a volte anche i cambiamenti di luce con il sorgere o calare del sole smuove il foraggio nel sottoriva, in tali orari non di rado capita di osservarne la frenetica attività a pelo d’acqua.
Conoscere quindi qualche spot favorevole con presenza certa di prede è un indubbio vantaggio, non sempre però sarà così, dovendo dedicarsi ad una non facile ricerca resa ancora più problematica dalla vastità dell’ambiente. In questi casi bisognerà quindi armarsi di pazienza, converrà di più muoversi lungo la sponda o cambiando diverse zone con spostamenti in auto a visitare i posticini più promettenti. Esplorando ora quella lunga e deserta spiaggetta, per passare a quel tal molo con nei paraggi la foce digradante di un piccolo torrente, e così via.. Che contano sono costanza ed un pizzico di intuito (la fortuna poi qui non guasta mai).
D’obbligo il silenzio, evitando di produrre rumori molesti sulle sponde, l’avvicinamento e gli spostamenti saranno sempre cauti evitando se possibile di camminare in acqua con gli stivali, la trota potrebbe inaspettatamente trovarsi anche in poche spanne d’acqua a due passi da noi. I lanci non dovranno essere sparpagliati e casuali, bensì ordinati e precisi, meglio esplorando mano a mano punti caldi con proiezioni dapprima da lontano e battendo il sottosponda (soprattutto prima di effettuare spostamenti) con lanci paralleli alla riva, badando che l’esca non produca tonfi eccessivi nelle vicinanze della predatrice. L’azione del finto sarà principalmente a galla, anche pescando su fondali di svariati metri, non ci si dovrà quindi preoccupare di lasciare affondare l’artificiale e di recuperarlo radendo il fondo come si farebbe con lucci e sandre, in questo caso sarebbe un rischio ed una perdita di tempo inutile. Tutt’al più tentando qualche recupero a mezz’acqua, la maggior parte degli attacchi pescando da riva avviene comunque in strati superficiali..
La scelta andrà ovviamente fatta con un minimo di criterio, montare un'esca pesante lanciando nelle bassure vorrà dire rischiare di incagliarla, naturalmente in tali frangenti aiuterà comunque alzare un pelo la canna ed in casi estremi aumentare la velocità negli ultimi metri di recupero.
Gli artificiali a lunga gittata sono quelli che permettono di coprire più acqua (sempre ottimi i vecchi filibustieri), andranno quindi tenuti in canna per la maggior parte della battuta, gli insuperabili minnows galleggianti sono il top invece in caso di avvicinamento e cacciate sottoriva delle lacustri, specie quelle più grosse e smaliziate.
I recuperi saranno meglio se movimentati da qualche colpetto di canna, la velocità -comunque mirata a far muovere in maniera ottimale l’esca- sarà leggermente più lenta con il freddo (la trota comunque è un pesce che si muove bene e rimane aggressiva anche con temperature rigide), in primavera a volte capita invece di ferrare ad andature sorprendentemente sostenute.
Pescando sui maggiori laghi spesso si può avere la compagnia di brezze varie. Se in molti ritengono giustamente che l’increspatura o la presenza di onde possa giovare per vari motivi alla cattura dell’argentea regina (va comunque sottolineato che anche in condizioni di acque piatte si verificano delle ottime pescate), ciò può creare qualche piccolo problema al pescatore. E se è vero che in alcuni casi su di un grande bacino a seconda della direzione della brezza è possibile trovare zone riparate come insenature o coste non battute dal vento, lo è altrettanto che con alcuni piccoli accorgimenti si potrà pescare nel migliore dei modi anche in presenza di aria. Beninteso in condizioni di normalità, dinanzi a fenomeni troppo sostenuti è forse direttamente meglio rinunciare alla pesca.
Lo spinnofilo attento e pignolo non vedrà mai di buon occhio un artificiale che durante il tragitto in volo si sposterà fastidiosamente dalla traiettoria imposta, senza contare quell’odiosa (e deleterea in caso di ferrate) pancia che il filo formerà. Volendo scongiurare o perlomeno limitare tutto ciò, l’unica cosa da fare è quella di lanciare il più possibile sia contro che a favore rispetto alla direzione del vento; si avrà così un’esca che volerà in aria dritta come un fuso seguita da un filo ben teso, chiudere l’archetto non appena essa tocca l’acqua dando un colpetto laterale di canna per tendere la linea è l’optimum. Le esche da lanciare controvento saranno sempre quelle più pesanti ed aerodinamiche che durante il lancio non si scompongono e bucano l’aria come dei razzi, in favore potremmo adoperare anche artificiali più leggeri. I lanci saranno quindi condizionati a seconda della direzione della brezza, capiterà di camminare lungo la riva proiettando diagonalmente e sempre nella stesso senso le esche, oppure di scartare a priori coste battute in lungo dal vento per posizionarci in altre angolate in maniera favorevole.
Per concludere il discorso sullo spinning alla trota lacustre, non si può fare a meno di spendere quattro parole in merito all’utilizzo di un’imbarcazione. Non è infatti detto che le trote di lago possano essere insidiate dalla barca esclusivamente con sistemi tradizionali come molagna e cavedanera, che hanno l’indubbio vantaggio di coprire un ampio raggio d’azione con svariate esche contemporaneamente, aumentando le probabilità di cattura in ambienti vasti.
Anche con una canna ed un unico artificiale si possono fare ugualmente pescate interessanti, e rispetto alla pesca da terra si avranno alcuni vantaggi quali visitare spot o distanze inaccessibili da riva, spostamenti rapidi da una zona all’altra od in alternativa coprendo il tragitto in traina; al largo, oltre che a galla l’azione dell’esca talvolta potrà essere alternata facendola viaggiare più sotto mediante lipless/ondulanti più pesanti. Il problema brezze poi verrà praticamente annullato avendo la possibilità lanciare in qualsiasi direzione voluta. Ovviamente per uscire su di un grande lago bisognerà disporre di una barca idonea e sicura, da cui poter pescare comodamente in piedi; senza mai dimenticarsi di controllare in anticipo il meteo soprattutto per evitare di farsi sorprendere da venti improvvisi.
Riassumendo è una sfida, tipicamente nel periodo invernale, basata su continui lanci e recuperi a volte nel nulla, ma che darà i suoi frutti quando, capitando nel posto e nel momento giusto, la lacustre durante uno dei suoi larghi giri incrocerà la nostra esca.
Oltre che a lancio con gli artificiali (e volendo è possibile adoperare anche il morto manovrato a galla), sui grandi laghi le lacustri vengono catturate da riva anche e soprattutto pescando con il pesciolino vivo.
Tale tecnica viene praticata prevalentemente dai rivieraschi e quasi esclusivamente durante la stagione primaverile, quando appunto le trote, soprattutto attirate dalla fregola delle alborelle, si verranno a trovare in gruppi nelle immediate vicinanze. Lo spargersi della voce dell’arrivo in massa dei grandi branchi di pescetti sottocosta, porterà file di pescatori locali che, vista la brevità e (si spera) generosità del periodo, muniti di galleggiante ed esca viva, attendono pazientemente -prendendo posto in loco sin dall’alba- le abboccate delle lacustri.
Come attrezzatura l’ideale è l’utilizzo di una canna tipo trota laghetto sui 3,80 - 4 mt. con capacità di lancio sui 25 - 30 gr. abbinata ad un mulinello taglia 2500 caricato con un buon 0,22. Se una qualsiasi montatura con galleggiante ben fatta può andare bene, il meglio sarebbe adoperarne una all’inglese, con apposito galleggiante scorrevole e filo affondante; tale sistema renderà più agevole la pesca in caso di brezze limitando lo spostamento del segnalatore ed evitando di far compiere fastidiose pance alla lenza in superficie. Il terminale potrà andare bene lungo 70/80 cm da 0,18/0,20, distanziando il pesciolino di circa 1,5 mt dal galleggiante che preferibilmente sarà di colorazioni e dimensioni non troppo vistose; i pesci esca, dove vietata l’alborella, saranno piccoli gardoni o vaironi di 5-6 cm innescati per le labbra su ami del 6/7.
Un vantaggio sta nel fatto che, rispetto all’utilizzo degli artificiali, la predatrice una volta ferrata difficilmente riuscirà a liberarsi dall’amo, dopo aver ingoiato il vivo la sua unica possibilità di salvezza (a meno che non venga rilasciata, cosa che non succede praticamente mai in questa pesca) rimarrebbe la rottura del terminale.
A differenza dello spinning tale tecnica risulta molto più statica, pescando sin dalle prime luci dell’alba e per tutta la durata della battuta nel medesimo spot; spesso i salmonidi si faranno sotto a cacciare più volte nel corso della mattinata (indicati anche gli orari crepuscolari), permettendo a volte di guadinare più esemplari nello stesso giorno.
Ciò non toglie che si possano comunque fare degli spostamenti, soprattutto pescando durante la stagione fredda in assenza di assembramenti di pescetti e presenza certa di trote, si potrà tentare la fortuna - senza il bisogno ovviamente di lunghe camminate lungo le sponde tipiche da spinnofili - alternando posti promettenti come imbarcaderi, moli, foci di torrenti ecc..  
Negli ultimi anni la classica e redditizia pesca primaverile con il vivo alla lacustre su alcuni grandi laghi, sta anch’essa in molte zone soffrendo causa la diminuzione delle popolazioni di trota di pari passo con la rarefazione e scomparsa dell’alborella, suo principale alimento. Di fatto, ad annate prodighe di catture, se ne alternano sempre più frequentemente altre con assenza totale di trote, dovute principalmente alla mancanza dei numerosi branchi di alborelle un tempo presenti lungo gran parte dei litorali.




INDICE ARTICOLI

© Copyright by "Molagna e Cavedanera"